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Come il Cornavirus cambierà il mondo della comunicazione

Come cambierà la comunicazione dopo il Covid-19?

Ormai sono settimane che si parla di coronavirus: giornali, blog, e post su i social: questo sembra essere l’argomento che ha catalizzato l’attenzione di tutti.

Come startup che si occupa di comunicazione e marketing ci siamo chiesti quali saranno i riscontri nei vari campi del lavoro.

Ecco alcune considerazioni:

Armani, la sfilata a porte chiuse, e lo streaming

La fashion week è stato il momento in cui è scoppiato anche in Italia il caso del coronavirus, così vari stilisti si sono ritrovati a dover prendere le necessarie misure di sicurezza per fronteggiare ciò che stava accadendo, inaspettatamente, durante quelle ore.

Per la prima volta nella sua carriera, Giorgio Armani decide di sfilare a porte chiuse. Niente pubblico, niente giornalisti, ma solo le modelle che camminavano sulla passerella. Il tutto è stato trasmesso in diretta streaming.

Questo rappresenta una svolta epocale nel mondo della comunicazione dell’alta moda, perché un evento fondamentale come la fashion week diventa interamente digitale, e a prendere tale decisione sono l’eccellenze delle Maisons mondiali, che con il suo marchio ha fatto la storia del costume a livello globale.

La domanda sorge spontanea: questo può essere il futuro?

Dal lavoro off-line al lavoro on-line: lo smart working come unica soluzione

Lo Smart working, che qui per semplicità definiremo come il lavoro da remoto (consapevoli del fatto che dietro il concetto di Smart working ci sia molto di più) è una pratica che poco a poco, ma non senza fatica, si sta formando e concretizzando anche in Italia. 

È vero però che le piccole realtà aziendali faticano ad affermare questa modalità. Vuoi un po’ per retaggio culturale, vuoi un po’ per il fatto che le piccole aziende somo gestite da conduzioni familiari, si fa sempre fatica fidarsi e adottare nuove metodologie di lavoro.

Tuttavia sembra proprio che il coronavirus abbia portato cos’è la necessità di adottare lo smart working come strumento principale. Infatti, le varie disposizioni regionali e nazionali hanno costretto alcuni ambienti a dover limitare il contatto tra le persone, a scopo di prevenzione: ciò ha dato modo di testare il lavoro da casa.

Una nuova scoperta risiede nel fatto, come abbiamo spiegato in questo articolo, che se non sei online sei off.

Cosa è meglio tra lavoro online e lavoro offline?

Ecco un piccolo elenco dei contro di una e dell’altra parte:

Lavoro offline:

  • Spesso il viaggio da casa verso l’ufficio può risultare stressante, soprattutto nelle grandi città;
  • Se è stabilito un orario fisso può capitare che gli impiegati svolgano il lavoro più lentamente per poter arrivare a fine giornata;
  • non sempre il rapporto tra i colleghi è positivo, e lavorare a distanza permette di attenuare certi attriti.

Lavoro online:

  • Il lavoro da casa risulta essere più comodo perché non prevede spostamenti, ma è anche più facile essere distratti da altri fattori, come i bambini, la televisione accesa, o il semplice fatto che non c’è nessuna forma di controllo, e questo potrebbe compromettere l’efficacia del lavoro stesso;
  • Non lavorare a stretto contatto con un team può, nel lungo periodo, far perdere entusiasmo e voglia perché manca proprio ciò che è il contatto umano con il proprio leader di riferimento all’interno del mondo del lavoro e diventare così poco stimolante

Queste sono alcune problematiche che si vanno a riscontrare sia in uno che nell’altro caso.

Sta di fatto che il coronavirus ha acceso i riflettori su un nuovo modo di lavorare che dovremmo tenere in considerazione con un occhio sempre vigile sul futuro.

Ne che ne pensi a riguardo?

Scrivici a hello@effe2effe.com e dicci la tua! 

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